Diritti

Lo sguardo oltre: diritti LGBTI e cittadinanza attiva!

Articolo su diritti LGBTI e cittadinanza attiva,
a cura del Gruppo Consiliare PD
apparso su “La Calderina”
– Notiziario comunale di Paderno Dugnano –
n° 3, ottobre 2018, p. 14

 

I nostri diritti, la nostra salute

Vi aspettiamo all’Auditorium Tilane
Piazza della Divina Commedia – Paderno Dugnano
mercoledì 19 settembre ore 20.30

per approfondire insieme i temi legati alla necessità di sostegno ai consultori,
all’implementazione della prevenzione
e all’applicazione della Legge 194/78 nella nostra Regione

Fine vita, consenso informato e DAT – Dichiarazione Anticipata di Trattamento – Intervento dell’on. Ezio Casati alla Camera dei Deputati

Fine vita…il mio intervento di oggi in Aula…su consenso informato e Dat.

Pubblicato da Ezio Casati su Lunedì 13 marzo 2017

Intervento alla Camera dei Deputati – 13 marzo 2017

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l’onorevole Casati. Ne ha facoltà.

EZIO PRIMO CASATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questi anni i progressi medico-scientifici ed una diversa sensibilità dell’opinione pubblica sul delicato tema del fine vita hanno impegnato e responsabilizzato il Parlamento italiano ad un serio dibattito. Siamo oggi giunti, dopo un lungo lavoro in Commissione, ad una proposta sul consenso informato e sulle disposizioni anticipate di trattamento. Si tratta di un lavoro approfondito, serio, una proposta che la Camera si trova oggi a dibattere che pone in essere strumenti equilibrati e non ideologici in grado di tutelare la volontà e soprattutto la dignità delle persone malate in situazioni drammatiche, dolorose, sulle quali la prospettiva di vita sembra non dare speranze. Il testo, che parte con gli obiettivi della legge di ribadire ciò che recitano gli articoli 2, 3, 13 e 32 della nostra Costituzione e gli articoli 1, 2 e 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, parla sia del diritto alla vita sia della responsabilità diretta dei soggetti, quindi un insieme di norme che già nel dettato costituzionale trovano una linea. Il testo è equilibrato, leggero, che parla di consenso informato non come un atto burocratico volto soltanto a riempire un modulo, ma che parla della dichiarazione anticipata di trattamento come di una volontà, che può essere leggera, quando è espressa molto tempo prima del momento in cui chi la esprime si trova nella malattia più profonda, e che invece è data magari in maniera più dettagliata, accompagnati dal medico, nel momento più vicino alla fine. Però sono due atti che portano con sé la consapevolezza di non essere lasciati soli, ma di camminare lungo un percorso della vita che prevede anche l’arrivo alla morte in maniera informata. Io non sono catalogato né tra chi sostiene di essere l’esercito della vita né tra chi sostiene di essere l’esercito della morte: penso di tutelare quella cultura che porta con sé la pienezza della vita, come una persona che ha la consapevolezza che bisogna concepire la vita come un bene ineludibile e non come un bene finto.

Troppe volte, negli anni, dal dramma di Eluana Englaro fino al più recente caso del dj Fabo, gli italiani hanno rimproverato alla politica e alle istituzioni di essere in ritardo, di non essere all’altezza, di non essere in grado di esprimere una normativa in grado di tutelare le volontà ultime della persona nei terribili momenti nei quali il dolore e le terapie non offrono alcuna possibilità di ripresa. Si tratta, a mio avviso, di sgomberare il campo da diversi equivoci: la normativa sul consenso informato e sulle DAT non presuppone alcun riferimento agli esiti di eutanasia. Questo è il primo elemento da valutare. Non stiamo legiferando sull’eutanasia o sul suicidio assistito, non credo che lo Stato potrà mai arrogarsi il diritto di decidere sulla morte di un suo cittadino, nemmeno in casi estremi, nemmeno con il consenso dello stesso cittadino.

Non esiste, dal punto di vista storico e giuridico, nel contesto dello Stato moderno di diritto, la capacità dello Stato di decidere o di delegare ad altri la morte anticipata delle persone. Lo Stato moderno, democratico, liberale e sociale impone, invece, la tutela costituzionale della vita e della dignità dei suoi cittadini. Ogni uomo viene difeso costituzionalmente nel suo diritto ad esistere, vivere in salute e contribuire al benessere collettivo.

Permettetemi di riprendere alcune riflessioni del cardinal Martini, che rilasciò nel 2007 a Il Sole 24 Ore. Alla vigilia dei suoi ottant’anni, il cardinal Martini riflette sulla vita e la malattia e chiarisce che l’eutanasia non va confusa con il rifiuto all’accanimento terapeutico: c’è l’esigenza di elaborare norme che consentano di respingere le cure per stabilire se un intervento medico sia appropriato; non ci sono regole generali e non può essere trascurata la volontà del malato e della malattia.

La crescente capacità terapeutica della medicina consente di protrarre la vita pure in condizioni un tempo impensabili. Senz’altro il progresso medico è assai positivo, ma nello stesso tempo le nuove tecnologie, che permettono interventi sempre più efficaci sul corpo umano, richiedono un supplemento di saggezza per non prolungare i trattamenti, quando ormai non giovino più alla persona.

È di grandissima importanza, in questo contesto, distinguere tra eutanasia e astensione dall’accanimento terapeutico, due termini spesso confusi. Il primo si riferisce a un gesto che intende abbreviare la vita causando positivamente la morte; il secondo consiste nella rinuncia all’utilizzo di procedure mediche sproporzionate e senza ragionevole speranza di esito positivo. Evitando l’accanimento terapeutico non si vuole procurare la morte, si accetta di non poterla impedire, assumendo così i limiti propri della condizione umana mortale.

Occorre un attento discernimento che consideri le condizioni concrete, le circostanze e le intenzioni dei soggetti coinvolti. In particolare, non può essere trascurata la volontà del malato, in quanto a lui compete, anche dal punto di vista giuridico, salvo eccezioni ben definite, di valutare se le cure che gli vengono proposte in tali casi di eccezionale gravità siano effettivamente proporzionate.

Del resto, questo non deve equivalere a lasciare il malato in condizioni di isolamento nella sua valutazione e nella sua decisione, secondo una concezione del principio di autonomia che tende erroneamente a considerarla come assoluta. Anzi, è responsabilità di tutti accompagnare chi soffre, soprattutto quando il momento della morte si avvicina: la sedazione del dolore, le cure infermieristiche. Proprio in questa linea si muove la medicina palliativa, che riveste quindi una grande importanza.

Dal punto di vista giuridico rimane aperta l’esigenza di elaborare una normativa che, da una parte, consenta di riconoscere la possibilità del rifiuto informato delle cure, in quanto ritenute sproporzionate dal paziente, dall’altra, protegga il medico da eventuali accuse, come quello di essere condiscendente, quindi ci sia un aiuto al suicidio, senza che questo implichi in alcun modo la legalizzazione dell’eutanasia.

La realtà è molto più complessa di come la descriviamo. Ogni situazione, ogni persona malata, ogni fine vita sono diversi e complessi. Una cosa è certa: ogni persona ha dentro un’irriducibile forza vitale che lo spinge ad andare avanti a sperare, a tentare con ogni sforzo di aggrapparsi alla vita.

Anche nei drammatici casi ai quali abbiamo assistito recentemente c’era un doloroso grido alla vita e alla dignità della persona, un irriducibile e doloroso richiamo alla tutela della persona umana. È sbagliato, è fuorviante, a mio modesto parere, pensare che in questa materia esistano

solo due alternative opposte, antitetiche: soffrire senza speranza o, all’opposto, chiedere di morire. Chiedere la morte per le troppe incurabili sofferenze è sempre doloroso e non credo possa iscriversi nella tradizione della libertà personale. Chiedere di alleviare le sofferenze, di ridurre il dolore, chiedere di evitare cure inutili e non risolutive è invece doveroso come non comprendere l’accanimento terapeutico.

Vorrei chiudere il mio intervento richiamandomi ad un documento elaborato recentemente dalle commissioni etico-teologiche della Chiesa cattolica lo scorso febbraio. Nella sezione del morire viene considerato l’atteggiamento davanti al malato nella fase terminale della malattia luogo di verifica della professionalità e della responsabilità etica degli operatori sanitari. In questo ambito un aspetto molto attuale e considerato dalla Carta, oggetto di questi giorni di molte discussioni nel Parlamento italiano, è il riferimento all’espressione di anticipo da parte del paziente alle sue volontà circa i trattamenti ai quali desidererebbe o non desidererebbe essere sottoposto nel caso in cui, nel decorso della sua malattia, a causa dei traumi improvvisi, non fosse più in grado di esprimere il proprio consenso. La Carta afferma che non è comunque un mero esecutore…

PRESIDENTE. Concluda.

EZIO PRIMO CASATI. Tema ugualmente rilevante è quello della nutrizione e dell’idratazione anche artificialmente somministrata.

PRESIDENTE. Grazie.

EZIO PRIMO CASATI. Concludo proprio in dieci secondi. Considerate che le cure sono dovute al morente quando non risultino troppo gravose o di alcun beneficio. Ci si aspetta quindi che siamo chiamati ad un compito impegnativo…

PRESIDENTE. Deve concludere.

EZIO PRIMO CASATI. …ma sono convinto che sapremo assolverlo con la giusta saggezza

È un giorno di festa per tanti, oggi.

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Questo quanto scritto su Facebook dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, a proposito della legge sulle unioni civili che entro stasera verrà approvata definitivamente dalla Camera.

È un giorno di festa per tanti, oggi.

Per chi si sente finalmente riconosciuto.

Per chi vede dopo anni che gli vengono restituiti diritti talmente civili da non aver bisogno di altri aggettivi
Per chi stanotte ha fatto fatica a prendere sonno, per chi da giorni ci scrive chiedendo dove festeggiare, per chi semplicemente non sta più nella pelle.

È un giorno di festa per tanti, oggi.

In queste ore decisive tengo stretto nel mio cuore il pensiero e il ricordo di Alessia. E questo mi basta.
Perché le leggi sono fatte per le persone, non per le ideologie. Per chi ama, non per chi proclama.

Scriviamo un’altra pagina importante dell’Italia che vogliamo.

Lo facciamo mettendo la fiducia perché non erano possibili ulteriori ritardi dopo anni di tentativi falliti.

Lo facciamo con umiltà e coraggio. Ma lo facciamo adesso perché in Italia non è più possibile continuare a rinviare tutto.

Matteo Renzi

Famiglia modello arcaico o moderno?

Di seguito l’intervento di Paola Cattin, Segretaria PD Paderno Dugnano, al convegno “La famiglia – un concetto arcaico o futuro”, organizzato da Fratelli d’Italia – circoli di Paderno, Cormano, Bollate, svoltosi giovedì 3 dicembre 2015 presso la sala consiliare del Comune di Paderno Dugnano

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Buonasera a tutti, ringrazio gli organizzatori per avermi invitato, per aver invitato il Partito Democratico a questa serata.

Sono stata felice di accettare questo invito, anche se un po’ intimorita perché sono consapevole che molti dei presenti hanno posizioni molto diverse circa l’argomento. Felice perché è bello e confortevole vivere in un paese, in una comunità dove la democrazia non solo è affermata ma è anche praticata quotidianamente. Oggi, un giorno qualsiasi dell’anno, in una serata qualsiasi della settimana possiamo, persone con opinioni molto diverse, sederci, parlarci e confrontarci civilmente e pacificamente in un luogo istituzionale come la Sala Consiliare del Comune. Solo ottanta anni fa anche qui in Italia una tale riunione non era pensabile, fattibile. Questo nostro incontro, per me, è la migliore prova di democrazia e di libertà civile, soprattutto in un periodo storico in cui sembra che tutto questo sia a rischio, in pericolo.

L’obiettivo di questo mio intervento non è quello di convincere alcuno sulle mie posizioni, sulle posizioni del Partito Democratico,piuttosto offrire un altro punto di vista, una lettura differente dell’argomento della serata perché ciascuno, ascoltando i diversi interventi, possa farsi un’opinione propria.

Discutere e interpretare il significato di famiglia è complesso perché comprende diversi ambiti: sociale, culturale, ideologico. Pertanto prima di addentrarmi in questo è doveroso, proprio perché siamo in luogo istituzionale e perché dobbiamo dare una lettura politica del tema fare una premessa per ricordare i fondamenti istituzionali del nostro paese. L’Italia è una repubblica democratica la cui sovranità spetta al popolo. Questa sovranità viene esercitata attraverso la divisione dei poteri, legislativo – esecutivo – giudiziario, tanto che si può affermare che l’Italia, come altri stati europei, è uno stato di diritto ovvero dove la legge è al di sopra di tutti e guida l’azione di tutti e di ciascuno.

famigliaQuesta premessa è importante perché ci permette di analizzare la situazione, di leggere anche i rapporti tra i cittadini con sguardo oggettivo e non personale. Non è l’opinione, seppur legittima e rispettabile, di qualcuno a decidere cosa sia giusto o sbagliato, cosa sia bene o male all’interno della comunità civile. Per noi che abitiamo e viviamo in uno stato di diritto il riferimento unico è la legge, in particolare la Costituzione, la carta fondamentale da cui derivano, di conseguenza, tutte le altre norme. La nostra Costituzione, che è una delle più belle, ricorda moltissimo, soprattutto nella prima parte, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite. Tanto che a volte si fatica a ricordare chi delle due ha ispirato l’altra, anche perché sono coetanee,ma ha anche radici più lontane: La Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo e del cittadino, elaborata nel 1789 , nel corso della Rivoluzione francese.

In entrambi questi documenti nei primissimi articoli si afferma che ogni cittadino, ogni individuo ha pari dignità e il loro vivere insieme deve essere caratterizzato dalla solidarietà. Solidarietà e uguaglianza ecco i valori fondamentali, ecco lo sguardo che deve guidare anche il nostro agire politico.

Solidarietà come rapporto di fratellanza e assistenza tra i cittadini, un sostegno reciproco che rende ogni cittadino sicuro di poter contare sull’aiuto dell’altro, di non essere solo all’interno del territorio nazionale.

L’uguaglianza non è da intendersi come :” siamo tutti uguali”. Questo è evidente, credo nessuno possa affermare che la donna sia uguale all’uomo anche solo anatomicamente. Proprio l’unicità dell’essere umano, la specifica diversità fisica, culturale, di storia personale fa sì che siamo tutti diversi ciò che ci rende uguali è la dignità sociale, è il rispetto e la tutela della diversità. Entrambi i documenti parlano di rispetto e tutela della dignità che fa sì che non sia il colore della pelle, il credo religioso, la tendenza sessuale ad essere discriminante nelle relazioni con lo Stato e nella fruizione dei singoli diritti.

Questa è la nostra base, da qui si parte, con questi occhi dobbiamo leggere ogni fenomeno sociale. Con la certezza che ognuno di noi all’interno dello Stato italiano ha lo stesso valore e che ognuno di noi non sarà mai lasciato solo.

Quindi entriamo nello specifico dell’argomento della serata, la famiglia.

Nessuno vuole disconoscere il valore specifico e unico della famiglia. Famiglia come nodo fondamentale del tessuto sociale, cellula fondamentale della comunità, fonte di sostentamento per ogni membro. Il centro della discussione non è questo ma quale famiglia, cosa si intende per famiglia, esiste un solo modello?

lo-stesso-si-770x770Non credo di essere la persona che può rispondere a queste domande, ognuno di noi ha una sua personalissima risposta. Ma visto che dobbiamo condividere una definizione vi propongo quella dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’OMS è un’agenzia delle Nazioni Unite che orienta l’agire politico degli stati membri in tema di salute e assistenza. Ebbene in un documento del 1999, Salute 21, nell’ambito delle cure primarie e dell’assistenza famigliare, l’OMS afferma che la famiglia è un insieme di individui che hanno un impegno affettivo tra loro talmente forte e solido che implica doveri assistenziali futuri. Quindi l’elemento che caratterizza la famiglia, che qualifica un insieme di individui come famiglia è l’amore, è l’affetto che lega queste persone.

Questa sera si è parlato tanto di famiglia, ogni relatore ha detto la sua, ma fino ad ora nessuno ha parlato di amore. Un sentimento che lega le persone, l’una all’altra in modo straordinariamente misterioso e inspiegabile che le rende, il più delle volte, indivisibili. Che obbliga le persone coinvolte, così come sottolinea l’OMS, ad occuparsi in maniera stabile e duratura anche, e forse in particolare, nei momenti più difficili.

Il disegno di legge Cirinnà, così detto disegno di legge delle unioni civili, vuole, a mio avviso, riconoscere proprio questo, vuole garantire pari dignità anche a quelle persone che, non volendo e/o non potendo ricorrere all’istituto del matrimonio, hanno un legame affettivo così forte da volere, come recita il primo articolo, organizzare la loro vita in comune. Questo disegno di legge non si configura come una norma prescrittiva, non obbliga niente a nessuno, ma come una norma attributiva, ovvero attribuisce un potere, una possibilità. Sempre dal primo articolo si legge: “due persone maggiorenni, anche dello stesso sesso, (…), possono contrarre …” è una possibilità! Si garantisce al tempo stesso la libertà di decisione e il rispetto, per tutti, dei diritti fondamentali quali, per esempio, l’assistenza sanitaria e il conforto in carcere.

È una proposta di legge sicuramente innovativa per il quadro normativo italiano ma non credo, come si è affermato stasera, che sia una legge che possa stravolgere la società o che possa suscitare desideri o capricci anormali. Persone eterosessuali o omosessuali che vivono insieme al di fuori dell’istituto del matrimonio ci sono già, cosa ci sia di anormale poi in un qualsiasi legame affettivo personalmente fatico a comprenderlo; tuttavia penso che questo disegno di legge sia un primo passo verso il dovere costituzionale di riconoscere e garantire pari dignità a ciascuno. Non si può nel 2015 pensare che nel territorio nazionale l’orientamento sessuale di qualcuno possa essere la discriminante nell’accedere o no ad alcuni diritti.

familiesMi avvio alla conclusione, il moderatore chiede cosa spaventa in questa legge, quali sono le paure che ci rendono reticenti. Molti hanno affermato di non avere paure ma solo certezze, ecco io, forse perché sono donna, giovane, invece ho molte paure e poche certezze. Ho la certezza di non condividere un’affermazione sentita stasera per cui l’amore non può essere il criterio che regola la vita in una comunità, ecco credo invece che non può essere la politica a decidere chi deve amare chi e in che modo. Alla politica il compito di governare il cambiamento, di guidarlo e non di impedirlo.
Le unioni, così dette, civili o di fatto sono già una realtà presente nel territorio nazionale anche nella nostra comunità.

Il titolo chiedeva famiglia modello arcaico o futuro, ecco mi viene da chiudere dicendo che il modello futuro è già qui e a noi che abbiamo il privilegio di svolgere attività politica il compito di accoglierlo, guidarlo affinché sia per tutti possibilità di crescita e di sviluppo.

Grazie.

Paola Cattin
Segretaria PD Paderno Dugnano

Bussolati: La strage a Charlie Hebdo attacco al cuore dell’Europa.

Milano, 7 gennaio 2015

“Come democratici milanesi siamo a fianco dei parigini e del popolo francese nella condanna dell’attacco terroristico al settimanale Charlie Hebdo che mina la libertà  di espressione e di stampa, uno dei pilastri fondamentali dell’Europa.”

Queste le dichiarazioni di Pietro Bussolati, segretario del Partito Democratico dell’Area Metropolitana di Milano dopo l’attentato di Parigi.

“Da sempre siamo impegnati nell’affermare i principi della democrazia, il confronto e l’integrazione e proprio per questo condanniamo la strage di Parigi, organizzata ed eseguita con tecniche da raid militare, che ripropone in maniera drammatica la minaccia terroristica anche in Italia.

E’ un attacco al cuore dell’Europa e a quella libertà  di ridere di cui parlava Stephane Charbonier, il direttore di Charlie Hebdo assassinato oggi, che non sarà  fermata dalle pallottole e dagli attentati.”

Oggi alle 18.30, ci ritroveremo davanti al Consolato di Francia di Milano in via della Moscova, 12, per manifestare la nostra solidarietà  e vicinanza al popolo francese.

Ufficio Stampa PD Milano

Basta violenza sulle Donne

Stop

Cazzulani (PD Metropolitano Milanese): espressa vicinanza a Yevhenia Tymoshenko

TimoshenkoMatteo Cazzulani, responsabile per i Rapporti del PD metropolitano milanese con i Partiti democratici e progressisti nel Mondo, giovedì, 20 Febbraio, ha avuto un colloquio telefonico con Yevhenia Tymoshenko, la figlia di Yulia Tymoshenko: la leader dell’opposizione Ucraina detenuta in una colonia penale da tre anni dopo un processo politicamente motivato per via della volontà del Presidente ucraino Viktor Yanukovych di sbarazzarsi della sua più temuta competitor politica.

“A nome del Segretario Pietro Bussolati ho espresso la vicinanza del PD metropolitano milanese a Yevhenia Tymoshenko, che domani sarà a Roma alla Camera dei Deputati insieme con il Vicepresidente del Parlamento Europeo, Gianni Pittella -ha dichiarato Cazzulani- Ho detto a Yevhenia che riteniamo la situazione molto grave, e che sosteniamo con forza una presa di posizione ferma dell’Europa affinché il massacro attuato dalle forze speciali di polizia ucraine su mandato del Presidente Yanukovych, che in solo due giorni ha provocato più di cento vittime, sopratutto tra i manifestanti, sia immediatamente arrestato”.

“Ho anche dichiarato a Yevhenia Tymoshenko che il PD metropolitano milanese ha a cuore la situazione dissidenti politici che, come sua madre, sono stati arrestati dopo processi ritenuti irregolari da tutti gli osservatori internazionali indipendenti -ha aggiunto Cazzulani- Nell’Area metropolitana milanese vive un alto numero di ucraini ben integrati nel nostro tessuto sociale: non possiamo non sentire anche nostra la battaglia per la libertà che in queste ore sta combattendo il popolo ucraino”.

Chiara Meazza | Ufficio Stampa PD
Federazione Metropolitana Milanese
www.pdmilano.net | +39 392 20 80 894

 


UKRAINE. CAZZULANI (PD) TO TYMOSHENKO: MILANESE PD STANDS BY UKRAINIAN PEOPLE”

MILAN – Matteo Cazzulani, Chair Appointed of Milanese PD relationships with world democratic and progressive Parties on Thursday 2/20 had a phone call with Yevhenia Tymoshenko -the daughter of jailed Leader of Ukrainian opposition Yulia Tymoshenko- in order to express Milanese PD solidarity with the Ukrainian People in its struggle for Liberty and democracy.

“On behalf of Milanese PD Secretary Pietro Bussolati, I said Ms. Tymoshenko that we firmly stand by Ukrainian opposers who are suffering because of the violent aggression of Ukrainian regime’s special forces Berkut, that fired against peaceful demonstrator and killed almost a 100 of people in last two days following a precise order of President Viktor Yanukovych” Chair Cazzulani said.

“I also said Ms. Tymoshenko, who tomorrow will be in Rome together with Vicepresident of European Parliament Gianni Pittella, that Milanese PD will not forget the situation of Ukrainian dissidents that were jailed due to cases of political prosecution, as Yulia Tymoshenko one is. I’m very grateful to Ms. Tymoshenko for her presence in Italy tomorrow: as thousands of Ukrainians live and work in Milanese area, and so are part of our society, we are not aware from the demand of freedom and democracy that’s coming from Kievian Maydan”.

ENDS

Chiara Meazza, Milanese PD press office, www.pdmilano.net | +39 392 20 80 894

Il ministro Cecile Kyenge dopo gli insulti ricevuti dal leghista Calderoli: “Non è per il mio caso, sono rammaricata per il Paese”

Cecile Kyenge

 
 
«Che cosa vogliamo trasmettere e comunicare? Per anni si è usato un linguaggio di odio e violenza, ma sia in Italia, sia per i riflessi che certe cose assumono all`estero, c`è bisogno di un altro linguaggio»
Cecile Kyenge

http://www.partitodemocratico.it/doc/257397/io-offesa-colpiscono-me-perch-sono-una-donna.htm

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