Consumo di suolo

Carta di intenti

INSIEME

Il 25 maggio voteremo per scegliere l’amministrazione della nostra Città.

La crisi economica, che colpisce duramente le famiglie e le amministrazioni locali, rende difficile sostenere i cittadini nelle difficoltà. Ma altrettanto ha preoccupato, negli ultimi quattro anni di amministrazione di centro-destra, la mancanza di  visione, di autorevolezza, di dialogo e – soprattutto – l’assenza di un progetto per la nostra Città.

Mancanza di visione che ha portato spesso a fare scelte sbagliate, spesso anche nel metodo, sulle quali poi l’attuale amministrazione, senza autorevolezza, ha dovuto cambiare idea: come per l’inceneritore, inizialmente visto come una opportunità, il teleriscaldamento, il nuovo plesso scolastico a Calderara, l’insediamento della Leganti Naturali.

Mancanza di autorevolezza nell’incapacità di gestire amministrazione ordinaria, straordinaria e rapporti con gli altri enti e le società esterne, generando disagi e tensioni, come per il rifacimento del tetto della scuola Gramsci, la gestione dell’illuminazione pubblica (ad esempio sul ponte della Milano-Meda e sugli svincoli della Rho-Monza), il degrado nell’oasi dei Gelsi, le bombe alla sede dei vigili, l’emergenza sicurezza e l’emergenza lavoro.

E nella nascita di tanti comitati di cittadini che su problemi concreti hanno svolto quel ruolo di guida e di proposta che sarebbe dovuto essere dell’amministrazione, come nel caso della Rho-Monza (nato e voluto dalla giunta precedente e, soprattutto inizialmente, osteggiato dall’attuale), delle case 167, della Leganti, dell’Eureco.

Infine la mancanza di progetto, di una amministrazione impegnata solo a far quadrare il bilancio in senso tecnico ma mai sociale, che ha continuato a lamentarsi dell’assenza di soldi ma da un anno all’altro ha fatto “ballare” tesoretti per centinaia di migliaia di euro, mentre quasi tutte le promesse della campagna elettorale del 2009 sono state disattese e l’azione politico-aministrativa è stata esclusivamente apparenza e mai sostanza.

Da parte nostra crediamo di aver fatto il nostro dovere di opposizione in consiglio comunale e nella Città, propositivi e mai polemici, cercando di dare un contributo, per fortuna non da soli, a tanti problemi che ci siamo trovati ad affrontare.

Facendo rete con i comitati, le associazioni e le altre forze politiche che sono state disponibili, ma sempre in prima fila, nella battaglie di questi anni per l’acqua pubblica, la Rho-Monza interrata, contro gli inceneritori, a favore delle vittime dell’Eureco, nell’impegno per la legalità, la 167 e contro l’inquinamento al Villaggio Ambrosiano.

Anche con atti formali, come le osservazioni puntuali ai provvedimenti di valutazione di impatto ambientale, l’impegno dei nostri parlamentari sul territorio e la recente denuncia alla Commissione europea sulla questione Leganti naturali.

Vogliamo condividere un patto per questa Città.
Un patto per un progetto di lungo termine che guardi oltre la singola legislatura.
Un patto basato su presupposti concreti.

NOI CREDIAMO

Che la realtà sia complessa, le difficoltà tante e non bastino gli slogan per cambiare le cose.
Ma un cambiamento è necessario.

Che per cambiare serva l’impegno di tutti: cittadini e famiglie, scuole, associazioni, comitati, forze politiche, oratori e parrocchie, centri di aggregazione, giovani e anziani, donne e uomini di questa Città. Facendo rete.

Che si debba inoltre avere chiaro, ed accettare, che i contributi di tutti sono una ricchezza e non un fastidio da minimizzare, e che alcuni temi sono locali mentre altri vadano necessariamente affrontati con una visione più ampia, sovra comunale, per avere una speranza di soluzione.

CI IMPEGNAMO E SIAMO DISPOSTI A CONDIVIDERE L’IMPEGNO

Per una politica autorevole ma dialogante, che metta i cittadini e le loro famiglie al centro dell’azione amministrativa, che sia trasparente sui problemi, che ascolti – e li ascolti prima – i cittadini sulle singole questioni, ne valorizzi le competenze – anche, ma non solo, attraverso i quartieri e le consulte – e ne garantisca una reale partecipazione alle scelte.

Per una nuova politica dei servizi con l’aiuto, il contributo e la professionalità dei dipendenti comunali, ricchezza dell’ente amministrativo, con l’obiettivo di trasformare il Comune in un reale centro di erogazione di servizi alla persona, alle imprese ed alle associazioni, aumentando la prossimità con la cittadinanza.

Per un grande progetto contro la povertà e contro il disagio sociale, in collaborazione con la Caritas, le Parrocchie e le associazioni interessate, e promuovendo esperienze virtuose come i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) e le reti di prossimità e di raccolta.

Con nuovi compiti orientati a cittadini, associazioni e imprese che vogliamo sempre più attivi e propositivi, con maggiore informazione, sportelli di sostegno e di progetto, ricerca di bandi pubblici e privati (fund raising) non solo per i progetti dell’ente ma a disposizione di tutti i progetti per la  Città, in particolare quelli che favoriscono l’occupazione, l’assistenza, il lavoro e l’impresa, i giovani.  Giovani cui abbiamo il dovere di garantire spazi di aggregazione, di ascolto, di partecipazione.

Per la promozione delle politiche scolastiche, culturali e civiche, principalmente per garantire i diritti dei nostri figli allo studio, alla sicurezza, al futuro. Ma anche con l’obiettivo di valorizzare la nostra Città e renderla attrattiva. Perché la cultura può essere una ricchezza.

Ad una grande attenzione alla sicurezza ed alla legalità. Con una politica di etica e di trasparenza amministrativa totale (auspicabile l’adesione ai principi della Carta di Pisa) e la collaborazione con tutte le forze sane della città: forze dell’ordine, commercianti, associazioni, singoli cittadini per il presidio del territorio.  Con un nuovo rapporto sulla sicurezza (fermo da anni), un rinnovato Patto per Sicurezza Urbana, che favorisca la vita di comunità e l’educazione al rispetto delle regole, e la diffusione di procedure certe sui problemi: Come agire, Chi chiamare.

Attenzione all’emergenza abitativa con la mappatura del patrimonio immobiliare sfitto e accordi di programma con le società immobiliari e con una richiesta, per il riscatto del diritto di superficie, equa e rispettosa dei cittadini.

Per una reale attenzione al commercio, in particolar modo quello di vicinato e ambulante, non solo in quanto importante realtà economica ma perché presidio e ricchezza del territorio, anche con un nuovo piano per il commercio.

E mappatura delle imprese, “sportello amico” e tavoli di dialogo con gli imprenditori e con le loro associazioni per identificare le eccellenze, che ci sono, del nostro tessuto produttivo locale e promuovere progetti comuni.

Infine attenzione alla salute, in collaborazione con i centri sanitari del territorio, in primis l’Ospedale San Carlo, per costruire un piano di prevenzione con politiche per lo sport dolce, l’attività fisica e il monitoraggio.

Per una migliore qualità della vita e perché prevenire costa meno che curare.

Ed un maggiore impegno a favore della sicurezza sul lavoro e per il rispetto delle regole, con formazione, aiuto, supporto ma anche controllo. Perché nessuna famiglia la sera aspetti invano un padre, un marito o una moglie caduti sul lavoro.

Inoltre, grande attenzione al territorio, per una Città più bella, più ordinata e con regole chiare.

Delimitando il centro urbano e fermando il consumo di nuovo suolo. Con revisione del PGT diminuendo il residenziale, oggi non necessario, e incrementando il riuso nell’ottica di creazione di nuove opportunità di lavoro e di servizi.

Allargando e connettendo parchi e aree verdi. Per una città a dimensione umana che metta al centro la mobilità leggera, la sostenibilità ambientale e attività commerciali e produttive innovative purché eco-compatibili. E un piano per il risparmio energetico.

All’interno di un progetto per la vivibilità ed il decoro urbano di Paderno Dugnano che comprenda le politiche contro l’inquinamento e un piano per la rimozione dell’amianto.

Infine, ma non ultimo, attenzione per i diritti di tutti i cittadini, italiani e non italiani, ricchi e in salute o, a maggior ragione, se poveri e ammalati (auspicabile il registro del testamento biologico), onesti e carcerati.

Con fermezza per i doveri di tutti ma con rispetto, che non deve mai mancare.

 

 

E sui progetti necessariamente di più ampio respiro siamo per il confronto e la progettazione con le realtà vicine e con gli enti di ordine superiore (pur senza sudditanza) con l’obiettivo della città metropolitana, che auspichiamo.  Non si può restare da soli.

Tra questi le aree di intervento che possono avvantaggiarsi da un rapporto sovra comunale sono senz’altro:

Impegno per il lavoro, con – in primis – lotta alla disoccupazione giovanile, promozione di spazi di co-working e incubatori, particolare attenzione alla green-economy e, come progetto proprio degli enti locali, nello sviluppo delle smart-city.

Con approntamento di tavoli di negoziazione con operatori economici e finanziari con l’obbiettivo di sostenere anticipatamente gli ammortizzatori sociali.

Lotta all’inquinamento, con l’impegno per la rivalutazione del bacino del Seveso, che vogliamo disinquinato al fine di farlo diventare un patrimonio del Nord Milano (e magari un’arteria ciclopedonale nord-sud) e non più un problema.

Con un impegno importante contro l’inquinamento, anche con una rinnovata politica arborea, e con l’incremento della raccolta differenziata facendo sistema con i comuni vicini.
Con obiettivo RifiutiZero e come prospettiva l’aderenza ai principi di Agenda21.

Per trasporti pubblici e infrastrutture sostenibili, come trasporto su ferro e piste ciclabili.

Infine una seria valutazione comune su Expo2015 e sui problemi per i nostri territori alla ricerca di opportunità per il Nord Milano. Da valutare insieme, appunto, perché oggi non è così.

 

Tutto questo all’interno di una rinnovata politica della partecipazione, che valorizzi i quartieri e ne permetta l’utilizzo delle sedi per i cittadini e per il decentramento amministrativo.

E re-istituendo le Consulte, perché nella nostra città ci sono tante competenze in grado di dare un grande contributo ideale e di partecipazione, soprattutto se all’interno di un idea chiara di percorso comune.

Con nuovi servizi Internet per l’informazione e la partecipazione e con un arricchimento della formazione al fine di permetterne il massimo utilizzo a tutta la cittadinanza, ma anche favorendo politiche di incontro e socializzazione reale per tutte le fasce di età.

 

Infine ci impegniamo a rendere conto di quanto faremo, con bilanci delle attività svolte: bilancio ambientale, bilancio sociale, bilancio di mandato.

Come peraltro noi, durante le amministrazioni passate, abbiamo sempre fatto.

Agenda 21 “pensare globalmente, agire localmente”

Ringrazio Gianfranco per le sue considerazioni che condivido in pieno.

Ad alcune delle domande che pone propongo, come possibile guida, di valutare insieme i contenuti dell’Agenda 21 di cui pubblico una brevissima introduzione .


La Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo (WCED) delle Nazioni Unite, nel 1987, pubblicò il rapporto Brundtland , conosciuto anche come “Our Common Future“, introducendo il concetto di “sviluppo sostenibile

Nel 1992, nell’ambito della Conferenza ONU su Ambiente e Sviluppo di Rio de Janeiro, fu proposto un piano d’azione articolato per lo sviluppo sostenibile da qui al XXI secolo, un piano di azioni a livello mondiale, nazionale e locale per affrontare le emergenze ambientali e socio-economiche e combattere le disparità economiche e il deterioramento ambientale.

Fu chiamato Agenda 21 (dove 21 sta per XXI secolo).

Nel 1997 si tenne una sessione speciale dell’Assemblea Generale per valutare i primi cinque anni (RIO+5) dall’approvazione dell’Agenda 21 adottando una nuova risoluzione che riconosceva il carattere di disparità che accompagnava il progresso, anche legati alla crescente globalizzazione.

Nel 2002, il Summit Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile a Johannesburg (Earth Summit 2002, WSSD, RIO+10) , concordò il piano di esecuzione per l’Agenda 21 insieme all’identificazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

A Johannesburg fu sottolineata l’importanza, ai fini del raggiungimento degli obiettivi di Agenda 21, dell’impegno locale anche in partnership pubblico-privato piuttosto che la definizione di nuovi accordi governativi, spesso disattesi.

Di nuovo a Rio De Janeiro nel giugno 2012 per, al momento, ultimo atto: la Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile RIO+20, dove viene ribadito l’impegno per lo sviluppo sostenibile e discusso, tra gli altri, il tema centrale della Green Economy.

Dopo questo breve escursus storico parliamo di Agenda 21 che, contrariamente a quanto spesso inteso, non si occupa solo di ambiente – tra le altre cose auspica meno protezionismo dei mercati a favore dello sviluppo di tutti – ma è, in realtà, costituita da 40 capitoli divisi in 4 macroaree:

  1. Dimensione sociale ed economica: cooperazione internazionale, lotta alla povertà, modifica dei consumi, dinamiche demografiche e sostenibilità, protezione promozione della salute, promozione di sviluppo sostenibile, integrare ambiente e sviluppo nelle decisioni;
  2. Conservazione e gestione delle risorse per lo sviluppo: protezione dell’atmosfera, approccio integrato alla pianificazione e gestione delle risorse della terra, combattere la deforestazione, gestire la fragilità degli ecosistemi, combattere la desertificazione, sostenere lo sviluppo rurale e montano e l’agricoltura, conservare la biodiversità, favorire biotecnologie compatibili con l’ambiente, proteggere mari , oceani e coste, usarne in modo razionale le risorse, difendere l’acqua potabile, gestire in modo ecocompatibile i rifiuti e contrastare il traffico di quelli pericolosi, tossici e radioattivi.
  3. Rafforzare il coinvolgimento dei principali gruppi sociali: donne, bambini e giovani, popoli indigeni e loro comunità, organizzazioni non governative, azioni locali a supporto di Agenda 21, lavoratori e sindacati, settori produttivi, comunità scientifica, agricoltori.
  4. Implementazione del programma: risorse finanziarie, tecnologie ecocompatibili e cooperazione, ricerca scientifica, promuovere conoscenza, educazione e formazione, cooperazione internazionale, strumenti finanziari, strumenti giuridici, divulgare informazione per favorire decisioni corrette.

Per ogni capitolo uno o più obiettivi comprensivi di attività da svolgere con alcuni punti fermi: coinvolgimento e partecipazione,responsabilità e visione condivisa, sostenibilità, monitoraggio.

In un processo partecipativo e democratico che, nella sua definizione ed attuazione, coinvolge tutti i settori sia nella definizione degli obiettivi che nella costruzione delle condizioni per metterli in pratica: consenso, interesse, sinergie, risorse umane e finanziarie.

L’esecuzione dell’Agenda 21 è stata quindi programmata per includere interventi a livello internazionale, nazionale, regionale e locale, uno dei suoi slogan è l’usatissimo “pensare globalmente, agire localmente”.

In Italia l’Agenda 21 è citata sul sito del Ministero dell’Ambiente (ad esempio qui e qui), l’ ultimo bando però è del 2002.

Regione Lombardia ha invece un intero sito dedicato al tema anche se l’ultimo aggiornamento sembra risalire al 2009 e alcuni link non funzionano.

Anche la Provincia di Milano ha una sezione dedicata al tema sul proprio sito pianificazione_territoriale/agenda_21_OFFLINE/ (e già la parola OFFLINE da una cattiva impressione) in realtà non ci sono aggiornamenti recenti e, peggio, molti dei link alle iniziative passate non sono funzionanti.

Per il Comune di Milano infine non ho trovato una sezione specifica e i documenti che citano Agenda 21 o sono vecchi oppure non significativi.

Se vogliamo trovare qualche notizie recente – purtroppo non ho trovata nessuna iniziativa significativa in Lombardia – dobbiamo andare direttamente sul sito del Coordinamento Agenda 21 Locali Italiane, nato nel 1999 per promuovere le Agenda 21 locali con la carta di Ferrara a cui aderiscono, ad oggi, oltre 350 soci tra pubbliche amministrazioni, enti e partner.

L’impressione è che (almeno da noi), dopo un momento di grande interesse all’inizi del nuovo millennio con bandi nazionali e diverse iniziative locali, l’interesse sia via via scemato forse anche a causa della crisi economica sopraggiunta, crisi le cui conseguenze però erano ampiamente previste proprio dai documenti fondanti di Agenda 21.

Come operare oggi soprattutto a livello locale, anche se Agenda 21 prevede un livello nazionale ed uno regionale che andrebbero rilanciati, non è facile definirlo.

Possiamo però dire che i principi ispiratori di Agenda 21 – responsabilità e visione condivisa, partecipazione e partnership – restano validi e, a mio avviso, possono e devono essere presi in considerazione nella prossima proposta di governo per la Città di Paderno Dugnano.

Oscar Figus

Un PGT inutile e dannoso

Paderno Dugnano, 19 giugno 2012  

Ad approvazione avvenuta , non possiamo che ribadire il nostro giudizio:
questo Piano del Governo del Territorio per Paderno Dugnano è inutile e dannoso.

Inutile perché non affronta le problematiche più stringenti della città – dalla mobilità al recupero ambientale, dalla dotazione di servizi alla difesa dei siti produttivi – dentro una programmazione più vasta che riguarda l’intera area metropolitana milanese.

Dannoso perché amplifica l’espansione del costruito senza stabilire obiettivi e priorità di interesse pubblico preciso, lasciando le opportunità sulla carta ma non indicando risorse e soluzioni per la loro effettiva realizzazione.

Abbiamo ribadito in Consiglio Comunale che occorre uscire dalla politica degli slogan per affrontare davvero alcune criticità che riguardano Paderno e l’area urbana milanese.

sviluppo sostenibileConsumo di suolo zero: è così non è, non solo perché si intaccano aree verdi, ma anche perché su aree verdi compromesse si usa dire “bonifica” per permettere altre costruzioni. E’ questo il senso di una riqualificazione ambientale?

Difesa delle aree produttive: e così non è, perché su aree produttive dismesse (da tempi brevi e per delocalizzazione aziendale, tra l’altro, e non per crisi) e non dismesse, l’”alta trasformabilità” – cioè più residenza – le rende appetibili alla speculazione edilizia.

Adeguata dotazione di servizi: e così non è, perché l’incremento volumetrico sulla città avrà come ricaduta nuovi abitanti (fino a 60mila in cinque anni? Questa pare essere la stima…) mentre i servizi oltre che creati vanno curati e potenziati.

La rinuncia al Polo Scolastico di Calderara (con altro consumo di suolo incorporato su verde e altra residenza) è sembrata una “ritirata tattica” piuttosto che l’esito di un ragionamento più puntuale.

Non solo: ma l’idea che si possa riprendere e copiare anche per altre realtà è scritta nelle motivazioni dell’”accoglimento” del No collettivo che ne è scaturito, laddove si rimanda “a studi” futuri, mentre non si fa niente da anni per preservare il patrimonio scolastico esistente.

Attenzione alla mobilità leggera e ai trasporti: e così non è, visto che non c’è traccia di potenziare le piste ciclabili (adesso si parla di “mappare”!) mentre l’ammodernamento della linea tramviaria Milano-Limbiate troverà (forse) le risorse da altre (alte) edificazioni, senza però né un progetto di riqualificazione delle zone interessate né tempi certi di intervento.

Ampliamento delle aree verdi e sistema dei parchi: e così non è, perché si intaccano aree verdi sia del parco del Seveso che del Grugnotorto (“fettine” regalo), sono state incluse nei conti aree marginali che in fase successiva su osservazione di enti superiori si sono dovute escludere, non si fa assolutamente sistema tra le aree protette e in alcuni casi si ricorre a scelte che ne compromettono lo sviluppo futuro (e questo pur avendo sottratto in fase preliminare lo scempio di un megastore dentro l’area del centro sportivo, in nome della “riqualificazione”).

Difesa della qualità urbana e della salute dei cittadini : e così non è, perché non si è spesa una parola in tutti i documenti di PGT per segnare chiaramente il rifiuto del tratto urbano Rho-Monza, la chiusura dell’Inceneritore di Incirano e la contrarietà a qualsiasi altro intervento di questo tipo in città.

La motivazione è che “non è il PGT lo strumento tecnico per dare queste risposte”, mentre la nostra osservazione è che, al di là dei tecnicismi, questo era il momento giusto e l’occasione vera per spendere una parola chiara in merito.

Non stiamo decidendo forse il Piano di Governo della nostra città? E nel nostro Piano di Governo non era forse utile dire ciò che non avremmo voluto, visto che poi si scrive ciò che vorremmo (la metropolitana) ma non dipenderà solo da noi se così sarà? Questo comportamento a noi sembra quanto meno ambiguo.

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Oscar Figus: Qualche riflessione e sulla nostra città

Ho pubblicato questa riflessione sul mio blog.

Ultimamente ricevo numerose sollecitazioni a fare qualcosa in vista delle prossime elezioni amministrative del 2014, io però credo che la vera priorità oggi non sia fare ma – soprattutto – elaborare tanti pensieri in vista di un progetto che sia condivisibile da tanti.

La realtà è complessa, oggi molto più che solo trent’anni fa, e frazionata in tanti interessi legittimi e partigiani, ed ha bisogno di nuovi “strumenti” per essere compresa e di nuove “parole d’ordine” per essere affrontata.

Questo documento vuole offrire alcune considerazioni di carattere personale alla discussione pubblica e del mio Partito, considerazioni da intendersi come semplici spunti utili ad alimentare una discussione che è sempre presente anche se spesso in maniera non strutturata.

Argomenterò principalmente di temi locali, che è quello che mi compete da segretario cittadino del PD, quindi di Città, amministrazione, partecipazione, lavoro, ambiente, scuola, legalità e infine, di quelli che possono essere alcuni punti per una proposta comune – con chi ci sta – per Paderno Dugnano a partire dal 2014.

Tutti si sentano liberi di emendare le mie proposte, ma prima una premessa.

Compito della Politica, sia quella di lotta che quella di governo, credo debba essere di identificare i problemi comprendendo la realtà, cercare di risolvere i conflitti e definire le priorità proponendo le soluzioni migliori pur sapendo che spesso non saranno l’optimum ma solo la ricerca del miglior compromesso possibile.

Ma fare Politica è anche mettersi sempre a confronto con gli altri perché la Politica più alta è quella di chi – degli altri – si mette all’ascolto e al servizio.

E partendo dalla questione metodologica; se la ricerca di soluzioni a un problema complesso può essere (e non è detto che lo sia sempre) tentarne una semplificazione, non può mai essere banalizzarlo.

Perché oggi la peggiore demagogia la si trova nella banalizzazione delle questioni, nel “non hanno pane che mangino brioche”, ma anche nel ridurre tutto a poche questioni puntuali, magari anche meritevoli di soluzione, ma assolutamente insufficienti – da sole – a rappresentare anche solo lontanamente i problemi che dobbiamo affrontare nella realtà.

Proprio per questo non ho tanto l’ambizione di avere le risposte ma solo la speranza di porre domande ragionevoli, domande che richiedono però spesso molto più dei cinque, otto, venti punti di programma di questa o quella formazione politica.

Domande la cui risposta non può prescindere dalla conoscenza oggettiva di ciò di cui si parla, intendendo per conoscenza oggettiva la disponibilità di dati certi, che se non ci sono vanno cercati, perché altrimenti le soluzioni proposte servono solo ad alimentare un’altra demagogia: la demagogia del fare.

Da questo ragionamento ne derivano a mio avviso alcune conclusioni:

  • E’ politica qualsiasi ragionamento o azione che coinvolga anche altri
  • Non esistono scelte tecniche avulse dalla politica, se fai delle scelte, o decidi delle priorità, fai una scelta politica

Ma se è vero che tutti fanno politica quando si occupano (anche legittimamente pro domo propria) della cosa pubblica, un partito politico ha un obbligo in più: quello di candidarsi a governare.

Altrimenti è un comitato, una associazione, un qualsiasi singolo o gruppo di cittadini che porta all’attenzione delle istanze – si chiaro legittime ma di parte – ma non si assume quel ruolo diverso che deve essere al servizio anche di chi non è della tua idea.

Amministrare è infatti un’altra questione. Se vinci le elezioni hai il dovere di ascoltare tutti, anche chi non ti ha votato, perseguendo il tuo progetto ideale ma in nome del bene comune.

E amministrare non è soltanto guardare quante sono le entrate al fine di modulare le uscite (tra l’altro non lo è neppure se amministri un azienda) amministrare è fare delle scelte in nome degli obiettivi politici che ci si è dati, figli della propria spinta ideale ed eventualmente della mediazione fatta con chi ha deciso di condividere la proposta con te.

Quindi deve esistere una spinta ideale, bisogna comprendere la situazione reale, proporre, definire le priorità e perseguire degli obiettivi.

Cominciamo parlando di spinta ideale.

Io non credo le persone siano tutte uguali, anzi, io sono convinto che le persone siano tutte diverse, ma non possono che essere al centro dell’azione della Politica.

Partiamo dalle persone.

Hanno ruoli diversi, capacità diverse, possibilità diverse, intelligenze diverse, idee diverse e aspirazioni diverse. Queste diversità sono una grande ricchezza e generano necessariamente anche conflitti, ma dovendo scegliere, la strada migliore rimane quella del confronto e dell’ascolto.

Partiamo dai doveri, i doveri delle persone certo (sole o associate) ma anche i doveri delle amministrazioni pubbliche che di queste persone sono al servizio.

Credo nella necessità di pari opportunità di partenza attuabile solo applicando i principi, sanciti dalla Costituzione, quelli legati ai diritti (troppo spesso inapplicati) ma anche quello della progressività: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività” e non perché lo dice la Costituzione ma perché è un principio cardine di una società organizzata: chi ha di più è giusto che contribuisca in misura maggiore.

Credo però, oltre alla progressività, che nell’emergenza sia necessario lo sforzo comune ed il contributo di tutti e che nessuno abbia il diritto di tirarsene fuori.

A livello locale io vorrei una Città attraente ed attrattiva e trovo che Paderno Dugnano abbia tante ricchezze ma, come molti centri urbani nel nostro Paese, soffre anche di tanti problemi, economici e di lavoro, ambientali, certo, ma anche di perdita di identità e assenza di progetto.

E come qualsiasi città è composta da tanti strati, livelli, flussi che vanno considerati e, se possibile, armonizzati insieme.

La nostra è una città policentrica, dove vivono 47.805 cittadini (quasi 20.000 famiglie) con un reddito medio (nel 2010) di 14.710 € pro capite. Una città con 3597 residenti stranieri di cui oltre 2500 extracomunitari.

Cittadini che – in molti – ogni giorno escono, mentre tanti altri ne arrivano per usufruire dei servizi che la nostra città offre; sanitari, scolastici, culturali, associativi, lavorativi, commerciali o per frequentare i nostri parchi.

Servizi che sono una delle nostre ricchezze.

Paderno Dugnano non è una Città medievale circondata da mura, è una grande città moderna con una sua identità, spesso dimenticata, e dei rapporti con il mondo che ci circonda.

Ma la nostra è una Città con tanti problemi, il lavoro in primis, da realtà eminentemente industriale ha perso, come tutta la zona nord di Milano, tante realtà produttive (anche se più di quante si creda operano ancora) rendendo il problema dell’occupazione prioritario anche perché si inserisce nel momento di crisi che colpisce anche molte imprese.

E altrettanto importanti sono le questioni ambientali, quelle comuni all’area metropolitana milanese ma anche alcune specifiche con infrastrutture presenti e soprattutto future che rischiano, se attuate come proposto, di penalizzare ancor più la nostra Città.

Tutti questi temi vanno affrontati anche rinunciando ad una parte della propria sovranità comunale se possono essere affrontati meglio visti da una prospettiva più ampia, ad esempio in collaborazione con i comuni vicini, o da più vicino, con un confronto reale con i quartieri.

In attesa che venga istituita la Città Metropolitana e, anche dal punto di vista amministrativo, diventi più semplice armonizzare le politiche della Grande Milano.

Paderno Dugnano è una città solidale; con 7 quartieri, una decina di comitati civici, cinque centri di aggregazione per gli anziani, sette oratori e 169 associazioni (circa una ogni 250 abitanti con una media della zona nord di una ogni 304) è – per densità associativa – la terza città del Nord Milano.

Associazioni socio assistenziali ma anche associazioni culturali, sportive, ricreative, che sono una ricchezza perché tutte danno un grande contributo di solidarietà, sussidiarietà e partecipazione.

La politica, con tutte queste realtà, ha il dovere di confrontarsi perché danno alle amministrazioni pubbliche, soprattutto in questo momento di crisi, un aiuto insostituibile a sostenere non solo a chi è in difficoltà economica o socio-sanitaria ma anche fornendo opportunità di aggregazione essenziali per potersi definire una comunità.

Un offerta che è sicuramente buona per la fascia di età fino all’adolescenza (tra oratori e società sportive rivolte ai giovanissimi), per gli anziani (con i diversi centri di aggregazione) e per gli adulti che si riuniscono, attraverso le associazioni, in gruppi con interessi comuni.

Meno significativa invece sia per i giovani adolescenti che per coloro che si affacciano all’età adulta (3046 giovani tra i 18 e i 24 anni) che devono confrontarsi anche con le difficoltà a trovare il primo lavoro.

A tutte queste realtà noi dobbiamo la collaborazione di una amministrazione che, pur restando autorevole, sia trasparente sulle scelte e soprattutto sia partner delle iniziative che vengono proposte.

E verso tutti i cittadini abbiamo il dovere dell’ascolto, che non può che partire dai quartieri qualsiasi sia l’organizzazione amministrativa che i quartieri (con le prossime elezioni del 2014) andranno ad assumere.

Perché la nostra storia è questa, la nostra Città è fatta così e se il modo con cui organizzarne la struttura di ascolto e confronto con la cittadinanza è aperta alla discussione, ritengo che il “luogo fisico” – la sede di quartiere – non possa più essere sottoutilizzata con qualche riunione qualche sera al mese ma vada trasformata nell’”agorà” del quartiere, aperta anche di giorno a disposizione delle iniziative dei giovani ma anche di non giovani, che sono sempre di più le persone che per lavoro (o per assenza di lavoro) hanno bisogno di nuovi spazi di aggregazione.

Magari mettendo – qui si, non nelle piazze – un segnale wi.fi o magari qualche computer, creando uno spazio realmente condiviso in ogni quartiere.

Continuiamo a parlare di lavoro che manca, sappiamo tutti che l’amministrazione comunale non può creare posti di lavoro, in compenso però può fare tante scelte a favore del sostegno alle imprese ed alla nuova occupazione.

Intanto si potrebbero mappare le imprese presenti nella nostra Città e poi incontrarle, le più significative direttamente, le più piccole attraverso le associazioni di categoria, magari affrontando il discorso ad un livello sovra comunale (come proponevo sopra) cosa che già viene fatta con AFOL per ciò che riguarda l’occupazione, mentre si è un po’ persa per strada l’attività di Milano Metropoli e Bic la fucina.

Eppure bisogna sapere che solo a Paderno Dugnano – prima ancora che creare nuove imprese – ha ancora oltre 3700 realtà tra industriali, artigiane e commerciali. Di queste oltre 900 sono società di capitali, alcune leader nel proprio settore.

Quali sono i problemi per i quali l’amministrazione comunale (da sola o insieme ai comuni della zona nord) può dare una mano. Di che professionalità necessitano ? Quali altri problemi affrontano ?

Si potrebbe costruire un portale di supporto con tutte le aziende e le loro peculiarità sul sito del comune, si può addirittura pensare ad un ufficio apposito che magari, promuova il fare rete tra le imprese e organizzi corsi di formazione (esiste una ricca offerta, anche grazie alle stesse Agenzie provinciali citate prima) magari anche per aumentare la sensibilità sui temi della sicurezza sul lavoro, sulla lotta all’inquinamento, sullo smaltimento dell’amianto.

Si può elaborare un nuovo Piano del Commercio fatto insieme agli operatori ed alle associazioni che li rappresentano.

E potenziare i servizi per i giovani, formazione e ricerca e magari organizzare un career day a Paderno Dugnano, visto che le aziende ci sono.

E se parliamo di temi ambientali non possiamo nasconderci che , dopo il lavoro, i problemi più pressanti che in questi anni sta affrontando la nostra città sono tutti temi ambientali

Riqualificazione della Rho-Monza, si parla di ampliamento della Milano Meda, un nuovo inceneritore dopo quello di Incirano.

Dobbiamo pretendere che il nostro comune abbia voce in capitolo sulle scelte che vengono fatte sul nostro territorio.

D’altronde anni di amministrazione oculata in tema ambientale ci hanno permesso di essere, dopo Bollate, il comune con la minore densità abitativa (meno di 3400 abitanti per Kmq) del nord Milano nonché un interessante rapporto fra abitanti e zone non antropizzate, superiore alla media della nostra zona.

Tutto questo, lungi da giustificare arretramenti, deve portarci invece a fare uno sforzo ulteriore per contrastare i problemi migliorando la sostenibilità ambientale.

Dobbiamo riprendere a far crescere la raccolta differenziata, ferma ai valori del 2009, e il trasporto sostenibile investendo sulla metro tranvia Milano Limbiate, che la metropolitana al Villaggio Ambrosiano – pur auspicabile – ha tempi più lunghi e non rappresenta una soluzione di pari strategicità.

Cominciando un ragionamento strategico tra i comuni del nord Milano per una gestione dei trasporti pubblici est-ovest sovra comunale, identificando i punti di interesse: stazioni di interscambio, scuole – che sono il principale utilizzatore – ma anche punti nevralgici per la vita comunitaria, sedi comunali, biblioteche, ospedali, carceri (solo per fare qualche esempio) progettando un sistema che – oltre a tutto questo – non lasci non servite intere frazioni.

Solo in questo modo il trasporto pubblico diventa realmente alternativo all’uso dell’auto.

Localmente dovremmo invece fare uno sforzo per collegare i percorsi ciclo pedonali in Città (soprattutto nord-sud) nell’ottica di favorire una maggiore mobilità sostenibile anche intercomunale favorendo l’accesso al percorso est-ovest lungo il canale Villoresi.

La scuola non può che essere al centro dell’amministrazione comunale (pur nei limiti delle proprie competenze) perché serve a formare i cittadini.

I problemi sono molti e riguardano ambiti molto diversi l’uno dall’altro; edilizia scolastica, sostegno, parità di accesso, mensa, progetti comuni.

Tutti sono legati alla disponibilità di risorse (su cui poi torno) ma rappresentano anche una scelta politica.

Sulla mensa, a maggior ragione in questi tempi di crisi, bisogna aumentare le fasce di reddito non diminuirle, e sui progetti va data una maggiore attenzione ai progetti di educazione civica, ambientale e di integrazione.

Delle esperienze passate un progetto interessante, che metteva insieme civismo e partecipazione, è stato sicuramente il Consiglio Comunale dei Ragazzi che va riproposto.

Un patrimonio straordinario è poi la presenza, sul nostro territorio, dell’Istituto Gadda con il quale – pur non dipendendo dal comune – vanno continuate le collaborazioni a tutti i livelli.

Ma su un tema particolare voglio sollevare l’attenzione, periodicamente si solleva, e in modo trasversale, di wi.fi in vari luoghi delle città.

Chiariamo bene il concetto, è ben vero che il problema del digital divide è dato dall’accesso alla Rete ma per accesso si intende l’accesso sia fisico che culturale. Paderno Dugnano è assolutamente ben servita dal punto di vista dell’accesso fisico, non ha molto senso fornire accesso Wi.Fi (per altro tecnologia un po’ datata) nelle piazze o nei parchi.

Ne ha di più fornirlo nei luoghi di socializzazione, ma diventa importantissimo solo se associato alla diffusione culturale dell’uso di Internet ed alla creazione di servizi ai cittadini.

La biblioteca Tilane, da questo punto di vista, conferma il suo ruolo centrale di costruttore della cultura cittadina (oggi riconosciuto anche dall’amministrazione di centro destra inizialmente scettica) sia con l’accesso alla Rete che con corsi specifici di formazione.

Io comincerei però dalle scuole, verificando che tutte le classi abbiano accesso Internet e – insieme ai dirigenti e al corpo insegnante – che tutti abbiano non solo l’opportuna preparazione ma anche la consapevolezza dei rischi e che sappiano trasmetterla, elaborando – magari anche – un ragionamento condiviso sulla didattica legata alla Rete.

Dei quartieri ho detto, accesso a Internet purché diventino anche luoghi di aggregazione oltre che di confronto civico (oggi temo non siano né l’uno né l’altro)

Continuerei poi con la produzione di servizi, apprezzo che il sul sito del comune ci sia una sezione Open Data ma non può essere solo una raccolta di documenti in PDF, tutte le informazioni di tipo tabellare sarebbero opportune più dettagliate ed in formato almeno CSV, in modo da poter essere lette come un Foglio Elettronico e filtrate alla bisogna.

In particolare tutte le informazioni relative alla trasparenza amministrativa.

Si potrebbero inoltre pensare strumenti per segnalare i disagi all’amministrazione sia attraverso il sito che con applicazioni specifiche utilizzabili su smartphone e tablet.

Cominciando a ragionare in termini di Smart City.

Un altro problema che attanaglia la nostra città è quello legato alla legalità, i dolorosi fatti legati alla cena di ‘ndrangheta al Falcone Borsellino hanno dimostrato come anche il nord Milano sia stato “colonizzato” dalla criminalità organizzata.

Ci hanno raccontato per anni che non era così: “la mafia non esiste”. Abbiamo scoperto che non si trattava quasi mai di azioni alla “Chicago anni ‘30” ma di infiltrazioni imprenditoriali, magari non grossi appalti ma tombini o parte della spalatura neve.

Eppure ci sono, e sono dappertutto. E qualcuno lo ricorda solo quando viene utile per fare polemica politica (tra l’altro contro i soggetti sbagliati), mai – come per tutti i problemi scomodi – quando viene chiesta chiarezza nei confronti dei cittadini onesti.

Nel frattempo ci sono stati altri crimini, una bomba contro la sede dei vigili, minacce contro semplici cittadini, tante azioni di microcriminalità, furti in auto, rapine in appartamenti, senza una seria presa d’atto della Città.

E’ necessario uscire dal torpore, serve un’azione amministrativa che ripristini gli strumenti di studio, ma anche una maggiore azione di cultura della legalità, oggi legata all’azione volontaria di pochi.

Per la Paderno Dugnano del 2013 tra le proposte, non sono certo il primo, è quella di ripartire dai beni comuni: partecipazione, lavoro, ambiente e territorio, scuola, legalità, come abbiamo fatto in passato e come continuiamo a fare lavorando insieme per tante battaglie legate alla nostra città e che mettono le persone al centro.

Con l’obiettivo di rendere la nostra Città sempre più attrattiva, puntando sui nostri punti di forza, ragionando anche sui temi del decoro urbano perché una città attrattiva non può che essere una città bella.

E riducendo le barriere architettoniche, perché una città è davvero vivibile se è vivibile per i più deboli, per chi ha problemi, per chi deve convivere con l’handicap.

Ascoltando sempre i cittadini, ci vorrà di più certo, ma le scelte saranno maggiormente condivise.

Con totale trasparenza, chi non ha nulla da nascondere può tranquillamente condividere, comprese tutte le informazioni sugli atti amministrativi, sugli appalti, su ogni cosa che riguarda la Città perché solo in questo modo i Cittadini possono aiutare l’amministrazione a non compiere errori.

Servono certamente maggiori fondi ma oggi, per ottenerli, l’unica soluzione è seguire la strada della maggiore progettualità e di una maggiore assunzione di responsabilità condivisa.

Abbiamo visto che la promessa “governando comune, provincia e regione ne possiamo avere dei vantaggi” oltre che essere offensiva per chi crede nella parità dei diritti e non nei favori alle amministrazioni di uguale colore politico, non ha funzionato.

Progettualità quindi – magari anche intercomunale – per accedere ai Fondi Regionali ed Europei. Diversi progetti vengono attivati continuamente, molti su temi di carattere ambientale ma non solo.

La Comunità Europea prevede diversi strumenti per il finanziamento di progetti locali, oggi drammaticamente sottoutilizzati, come il Fondo Europeo per l’Efficienza Energetica (EEEF), sui temi dell’efficienza energetica e del trasporto pulito, ancora in tema di energia sostenibile il Programma ELENA (European Local ENergy Assistance).

Esistono inoltre bandi specifici per le Smart Cities.

E’ faticoso e difficile, richiede una revisione al lavoro dell’ente, ma sono tempi difficili ed è necessario essere progettuali e poi, magari, anche mettere a disposizione queste competenze anche della Città, delle imprese e dei cittadini.

Come sarebbe opportuno – in tema di controllo e trasparenza – costituire un gruppo preposto all’auditing delle procedure interne nell’ottica dell’ottimizzazione e della trasparenza.

 

Al Partito Democratico di Paderno Dugnano propongo non tanto l’ambizione di guidare una coalizione di partiti alle prossime elezioni quanto di mettersi a disposizione insieme a tutti coloro (Partiti, Movimenti, Comitati, Associazioni, semplici cittadini) che vogliono far rinascere la nostra Città da un programma comune, elaborando proposte ed ascoltando, portando ognuno il proprio contributo di idee e di esperienze ma tutti con uguale dignità: INTER PARES.

Chiudo chiarendo che gli spunti proposti qui non sono certo né esaustivi né solo miei, sono invece il frutto di una parte delle tante discussioni avute in questi anni con le persone che ho incontrato, del mio partito e non solo.

Idee che ho solo cercato di strutturare parzialmente in un unico documento.

Ma se davvero vogliamo mettere le persone al centro è necessario che si discuta anche di altri temi, di cui non ho parlato qui perché meno indicati all’azione amministrativa locale e più consoni alla politica nazionale, ma che è necessario affrontare.

Mi riferisco ad esempio al tema dello Ius solis, al tema del fine vita, della disabilità, della condizione carceraria, al tema degli investimenti e della produzione di armi, al tema dell’azione internazionale del nostro paese che – personalmente – vorrei tornasse a fare più cooperazione per la crescita (magari fatta meglio di certe esperienze passate) e meno “peace keeping”.

Temi sui quali auspico una discussione anche nella nostra Città, proprio perché siamo parte del mondo.

Oscar Figus
cittadino di Paderno Dugnano

La Sommessa: Massetti: Il caso “Sguassero” impone un cambiamento nel PGT

Sguassero”: un primo frutto avvelenato?

Gianfranco MassettiLa notizia delle difficoltà dell’azienda Sguassero è di qualche tempo fa.

I 23 lavoratori della ditta di Paderno Dugnano sono in cassa integrazione straordinaria dal dicembre 2012, ma il fatto che i macchinari per la produzione di “materie plastiche rinforzate con fiore di vetro rivolta ai settori dell’industria civile, impiantistica e navale “, siano stati portati via dalla sede dell’azienda è un macigno su qualsiasi speranza di ripresa.

Certamente all’origine c’è una difficoltà produttiva ma credo anche la volontà di un gruppo dirigente poco motivato a mantenere a Paderno le attività produttive.

Questo lo dico “a ragion veduta” perché ricordo un incontro  tra il sottoscritto, in veste di sindaco pro tempore della città, e il proprietario della ditta Sguassero che aveva come oggetto la sua richiesta di lasciare il sito di Paderno Dugnano per concentrarsi  altrove e la sua volontà di trasformare l’area in una zona residenziale.

La  sfrontatezza della richiesta mi colpì. Pensai  ai lavoratori e alle loro famiglie che perdevano il posto di lavoro senza una ragione plausibile e per questo non aderii a quella richiesta.

Oggi quel disegno sembra avverarsi, anche se in una situazione diversa per difficoltà economiche che saranno sopravenute, ma trovo illogico che la comunità di Paderno faccia delle regalie improprie.

Alludo a quella scelta sbagliata del PGT, adottato  dalla maggioranza di centrodestra, che permetterà a quest’area di trasformarsi  bellamente  da produttiva a residenziale.

Si perché oggi è possibile grazie ad una scelta sciagurata del PGT del centrodestra che ogni area produttiva “identificata con la zona di alta trasformabilità” cessi di esistere come tale per qualsiasi motivazione (e sappiamo quante oggi ce ne siano anche di fondate) e vi si possa avviare un’attività più redditizia e speculativa a tutto danno del  lavoro e della capacità produttiva del nostro territorio.

Se guardate bene nelle tavole (Pdr2. Ambiti di applicazione della disciplina del Piano delle Regole) adottate insieme ai documenti del PGT nel Consiglio Comune del  dicembre 2012 vedrete una zona  di rosso intenso che rischia di favorire la scomparsa di aree produttive come:

  • la Nardi  e le aree industriali a nord e a sud a Palazzolo
  • la Rosa Manichini a Palazzolo
  • la zona industriale di via Pasubio a Cassina Amata, la Sguassero  e l’area vicina
  • l’area industriale Tagliabue a Incirano
  • l’area industriale colorificio a Calderara

Due domande sorgono spontanee:

1. perché queste aree industriali che son ancora attive  dovrebbero essere tramutate in aree residenziali?

2. perché proprio  queste aree e non altre?

Resta un fatto. La vicenda della Sguassero rischia di essere il primo frutto avvelenato del nuovo PGT.
Siamo ancora in tempo  a correggere una scelta sbagliata.

L’alta trasformabilità va abolita.

 

La Sommessa: Massetti: Il caso “Sguassero” impone un cambiamento nel PGT

PD presenta in Regione Lombardia progetto di legge contro il consumo di suolo

STOP AL CONSUMO DI SUOLO.

Questo è il senso di un progetto di legge depositato dal PD lombardo che modifica la legge urbanistica regionale con lo scopo di introdurre delle norme per frenare la progressiva urbanizzazione del territorio che ha caratterizzato la Lombardia degli ultimi decenni.

Agostino Alloni“Con questo progetto di legge che modifica sedici articoli della legge urbanistica – spiega Agostino Alloni – vogliamo far passare dei concetti nuovi quali l’utilizzo in via prioritaria delle aree dismesse, abbandonate e degradate, l’introduzione delle soglie percentuali massime di consumo di suolo e la compensazione ecologica preventiva.

Il rapporto ISPRA fotografa una situazione regionale assai preoccupante: la Lombardia registra il dato più elevato in Italia per consumo di suolo, scendendo, già da un paio di anni, sotto la soglia del milione di ettari di SAU (superficie agricola utilizzata)”.

Già nel maggio scorso – continua Alloni –  con l’approvazione della legge regionale 31, che accorpa tutte le norme in materia di agricoltura, è stato sancito, per la prima volta in un testo legislativo, che il suolo agricolo è un bene comune.

Adesso, però, bisogna tradurre i buoni propositi in atti concreti.

Il tema ambientale deve diventare una priorità nell’agenda politica regionale: così come il lavoro, versa in uno stato emergenziale e come tale deve essere trattato”.

 

La proposta di legge del PD in Regione Lombardia:
http://www.pdregionelombardia.it/documenti/36851.htm


Osservazioni del PD al PGT

consumo di suolo

 

Sono state depositate oggi, da Gianfranco Massetti,
le osservazioni del Partito Democratico al PGT
adottato con delibera di C.C. n.° 70 del 14.12.2012.

 

 

 Osservazioni alle Norme di Attuazione

 

Qui trovate gli emendamenti già presentati in Consiglio Comunale dal Gruppo PD

Qui gli atti del convegno del Gruppo Regionale PD sul Consumo di Suolo

 

questo PGT è sbagliato

 

 

il Piano di Governo del territorio di PDL-LEGA è sbagliato e dannoso

Paderno Dugnano, 12 dicembre 2012

Dopo tre anni di lavoro, centinaia di migliaia di euro spesi, sei mesi per tutti i quartieri raccontando la storiella dello zero consumo di suolo, la Giunta di Centrodestra di Paderno Dugnano emenda se stessa e il lavoro dei tecnici esterni pagati profumatamente con i soldi dei cittadini.

Il maxi emendamento che presenteranno giovedì in Consiglio Comunale stravolge la già pessima proposta di Piano di Governo del Territorio; venticinque macro interventi sul quadro d’insieme in altrettante zone della città più dieci modifiche sostanziali alla relazione di progetto che sconvolgono di fatto tutta l’impostazione fino a qui discussa senza migliorarla.

Il tutto solo in Commissione, tre giorni prima del Consiglio Comunale nel quale l’amministrazione pretende di adottare lo strumento urbanistico senza nessun ulteriore confronto con la cittadinanza e con, sul tavolo, le dimissioni dello stesso Capogruppo del PDL.

Questo comportamento è inaccettabile.

Maxi emendamento che la maggioranza si è rifiutata di presentare a voci separate (come da noi richiesto) impedendo di fatto, almeno in consiglio comunale, una discussione pubblica di merito su ogni singola voce.

Non ci stiamo a farci prendere in giro e non accettiamo che si prendano in giro i cittadini di Paderno Dugnano: basta con le menzogne, non si può raccontare che il maxi emendamento raccoglie le osservazioni fatte dalla cittadinanza pur di metterci dentro scelte che servono solo a mantenere la coesione della maggioranza PDL-Lega.

Questo è un altro PGT, non importa se ci sono anche alcune delle cose che abbiamo chiesto noi come l’aver tolto quella vergogna di ipotesi di centro commerciale dentro al centro sportivo (peraltro senza vietarlo esplicitamente), questo è un altro PGT.

A questo punto si poteva prendere la proposta del 2008 ed emendare quella, risparmiando tre anni di lavoro e centinaia di migliaia di euro.

La proposta di Piano di Governo del Territorio emendata è inaccettabile tanto quanto l’originale:

  • permette di costruire sul Grugnotorto,
  • prevede di trasformare aree produttive funzionanti in aree residenziali con l’alta trasformabilità,
  • sottovaluta le piste ciclabili e trascura il commercio

tutto questo senza un reale Piano dei Servizi per i Padernesi.

Noi questo documento, sbagliato e dannoso, presentato all’ultimo momento con modalità inaccettabili, non condiviso con la Città in disprezzo alla partecipazione,

NON LO ACCETTIAMO

e ci riserviamo tutte le possibili azioni  in Consiglio Comunale, in Città e in qualsiasi altra sede per opporci.

Oscar Figus
Coordinatore cittadino
Partito Democratico
Paderno Dugnano

Documento di tipo Microsoft Word  COMUNICATO STAMPA – 12 dic 2012 – PGT sbagliato e dannoso

Gli atti del convegno PD “Consumo di suolo”

All’inadeguatezza dell’attuale normativa nazionale e regionale sul tema del consumo di suolo, il Pd lombardo risponde proponendo un antidoto i cui pilastri fondamentali sono:

  • una misura oggettiva del consumo di suolo all’atto della pianificazione, attraverso l’istituzione di un elaborato ad hoc del Piano di Governo del Territorio (Carta del consumo di suolo);
  • l’introduzione dell’obbligo al riuso delle aree dismesse, degradate o sottoutilizzate preventivamente rispetto all’edificazione su suoli liberi (prevedendo l’incentivazione attraverso la defiscalizzazione degli oneri per la bonifica da trasferire all’ultimo utilizzatore);
  • la predisposizione di un sistema di incentivi e premialità sui comportamenti virtuosi dei comuni capaci di una progettualità per la manutenzione e cura del territorio e per il recupero ed efficientamento energetico del patrimonio edilizio esistente.

Ne abbiamo parlato insieme sabato 3 marzo a Milano (Pirellone – Sala Pirelli, via F. Filzi 22)  al convegno

CONSUMO DI SUOLO.
Il Partito Democratico per quale normativa cogente

Presentazione
>> Francesco Prina – Consigliere regionale PD, segretario V Commissione, presidente gruppo di lavoro PDLIP N° 10

Saluti:
>> Luca Gaffuri – Capogruppo PD in Consiglio Regionale

INTERVENTI

pag. 6 – Consumo di suolo. Il Partito Democratico per quale normativa cogente?
>> Francesco Prina

pag. 10 – Significato e geografia del consumo di suolo
>> Maria Cristina Treu – Professore ordinario Politecnico di Milano

pag. 17 – Contenere il consumo di suolo: quali strumenti giuridici?
>> Lorenzo Spallino – Avvocato, docente di Diritto urbanistico presso l’Università dell’Insubria
>> Mario Viviani – Avvocato

pag. 29 – Contenere il consumo di suolo: per quali motivi?
>> Agostino Agostinelli – Responsabile Forum Ambiente PD Regionale

pag. 34 – Il consumo di suolo aiuta la finanza locale?
>> Angela Fioroni – Segretaria regionale Lega delle Autonomie
>> Gian Mario Fragomeli – Vicepresidente del dipartimento LLPP Anci Lombardia

pag. 41 – Il contributo dei Giovani Democratici
>> Alessandro Marini – Assessore all’ambiente Comune di Cormano

pag. 43 – Esempi di pianificazione a scala locale
>> Mario Leoni – Sindaco di Gessate
>> Eugenio Comincini – Sindaco Cernusco sul Naviglio, Anci, Legautonomie
>> Mario Soldano – Sindaco Cologno Monzese

pag. 49 – Il progetto di legge di iniziativa popolare PDLIP N. 10
>> Damiano Di Simine –Presidente Legambiente Lombardia

pag. 57 – Altri contributi sul tema del consumo di suolo
>> Giorgio Buizza
>> Giorgio Lazzaro
>> Alessandro Grignani
>> Renato Grillo

APPENDICE

>> Articolo 4 quater LR 25/2011

>> Odg 551 testo proposto e testo approvato

>> Odg 552 testo proposto e testo approvato

>> Progetto di legge di iniziativa popolare n. 10

documento di tipo Adobe Acrobat pdf   PD Regione Lombardia – 3 Marzo 2012 – Atti convegno Consumo di suolo

Documento di tipo Microsoft Word   Legambiente – 17 mag 2010 – Proposta di legge N. 10 Consumo di suolo 

Il video del convegno

La diretta completa

Aree dismesse:problema o opportunità?

L’Associazione Ecodem, gli ecologisti del PD, ha organizzato una riflessione pubblica sul tema delle aree dismesse sabato 29 settembre nella splendida cornice di Villa Litta a Lainate.

Luca Elia,responsabile Ecodem Milano ha presentato l’Associazione che si propone come “aperta ed esperta” con l’obiettivo di superare l’ecologismo ideologico per un ecologismo scientifico e che si richiama al pensiero moderno degli ecologisti,anche italiani .E’ stata un’occasione importante per capire e studiare una questione fondamentale per lo sviluppo dei nostri territori e che intreccia le problematiche delle aree dimesse con quelle del consumo di suolo, dell’agricoltura,del nuovo sviluppo attraversa la green economy. In Lombardia già 400 aziende che interessano più di 15.000 addetti.

Già il titolo proposto “problema o opportunità” da il senso dell’ambivalenza degli approcci. Ma l’interessante della giornata sono state le relazioni dei tecnici e le esperienze testimonianze degli amministratori presenti.

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